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L’azienda ti interessa? Controlla la sua reputation!

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Ti sei candidato ad un’offerta di lavoro e sei stato chiamato per un colloquio? Ottimo, direi! Ricorda però che in una contrattazione di lavoro, non è solamente l’azienda che opera una scelta, anche tu sei parte attiva e devi valutare al meglio se quell’ambiente di lavoro si sposa o meno con i tuoi valori. Come fare?

Inizia la ricerca online scrivendo su Google “nome dell’azienda” e verifica i risultati soprattutto sulla parte “notizie” perché è lì che riuscirai ad avere uno spaccato sugli ultimi accadimenti relativi al brand. Se il brand in questione realizza eventi, ad esempio, è qui che troverai articoli e notizie che ne parlano. Nella parte generica dei risultati, invece, solitamente si rintracciano i link al sito web, ai canali ufficiali o alle iniziative di brand come concorsi o simili.

Se invece nel campo di ricerca Google utilizzi “dipendenti” + “nome dell’azienda” troverai articoli su casistiche relative ai dipendenti come: licenziamenti, rimostranze, premi e tutte quelle attività che coinvolgono direttamente i dipendenti e su cui esistono articoli pubblicazioni social.

Se cerchi “colloquio” + “nome dell’azienda” scoprirai – anche nella parte dei risultati generici, non solo tra le notizie – cosa dicono su forum e community rispetto alle esperienze di colloquio realizzate. Alfemminile, ad esempio, ha una sezione lavoro in cui compaiono temi di questo tipo ma potresti rintracciare anche discussioni su YahooAnswers e tanti altri. In questo caso troverai consigli su come affrontare il colloquio e, se esistenti, anche opinioni – positive o negative che siano – su chi ha già realizzato il colloquio.

Ricorda, infatti, che un ambiente di lavoro non è solo il frutto dai valori che l’azienda condivide ma anche una sorta di “somma” delle persone che vi lavorano all’interno: se un manager o un selezionatore hanno atteggiamenti negativi, questo si ripercuoterà sui dipendenti o sui futuri dipendenti (ovvero chi sta realizzando il primo colloquio) che probabilmente tenderanno a comportarsi di conseguenza, innescando un meccanismo negativo, prima cellula per la creazione di un ambiente di lavoro che con molta probabilità non risulterà stimolante o semplicemente non adatto a te.

Sapevi che ci sono dei siti ad hoc che raccolgono le opinioni dei dipendenti delle aziende? Si parla del luogo di lavoro, di salario, dei colleghi e di tanti aspetti importanti che sarebbe meglio tenere in stretta considerazione. Uno di questi è Glassdoor (anche se funziona meglio con aziende e agenzie internazionali), nel 2015 è stata anche la volta di Beproved (il sito però non risulta raggiungibile). Quello che ti consiglio per ora è Indeed, alla sezione “Recensioni aziendali”: in questo momento è la migliore fonte di informazioni per rintracciare i feedback dei dipendenti sulle aziende italiane.

Ora controlla i canali ufficiali dell’azienda, come il sito web e i suoi canali social, e guarda bene come comunica, se risponde agli utenti attivamente e in che modo. Se, ad esempio, i clienti sono gestiti e non lasciati lì inevasi con le loro richieste, se ci utenti insoddisfatti che non trovano risposta, se invece il customer care è attivo, ben preparato e cortese nelle risposte. Ci sono dei canali che secondo te potrebbero essere utili ma non sono stati attivati? Ecco, appuntatelo per il tuo colloquio! Potrai fare tutte le domande più utili per capire meglio come lavorano e con quali obiettivi.

Ora hai tanti elementi in più per valutare e fare la tua scelta ed anche per intavolare un discorso bilaterale con il tuo selezionatore. Non resta che dirti “in bocca al lupo & finger crossed!”.

Colletta le tue fonti Social per essere sempre aggiornato

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Se vuoi lavorare con i social, una cosa – intuibile, certo – con cui bisogna per forza di cose far i conti, è che tutto cambia velocemente e che bisogna rincorrere gli aggiornamenti delle piattaforme informandosi costantemente, per annusare prima di tutti quell’aria di cambiamento che inevitabilmente si riverserà anche sulle tue attività. Purtroppo e per fortuna, la corsa al cambiamento è inevitabile in questo ambiente che ha come caratteristica fondamentale la continua evoluzione. Niente panico! Cerca le fonti più utili o semplicemente per te più interessanti, come ad esempio: Ninja Marketing, Social Media Today, Social Best – questi sono davvero solo alcuni siti nella miriade di possibilità che troverai – e procurati una semplice app per raccogliere i tuoi feed o per inserire l’elenco delle fonti da te selezionate, in modo da accedere tutte le mattine, o nei momenti per te più congeniali, per fare zapping tra una news e l’altra ed essere sempre sul pezzo (anche qui ne troverai parecchie tra cui Feedly o Flipboard, che io personalmente uso e con cui mi trovo molto bene). Ti chiederai perché è così importante essere aggiornati e la risposta è: “perché se riesci ad essere innovativo nel tuo lavoro quotidiano, e quindi se riesci a trovare uno spiraglio interessante su cui basare le tue scelte in modo diverso da chi sta facendo il tuo stesso lavoro, probabilmente riuscirai ad essere più visibile degli altri. Ti sembra poco?”

Ad esempio se in questo momento ti stai informando sulle ultime novità, saprai di certo che Facebook ha reclutato oltre una dozzina di partner di primo piano tra cui Visa, Mastercard, PayPal e Uber per la sua “nuova” avventura. Tra i “soci” globali e più svariati si contano anche il sito di prenotazioni viaggi Booking, la società specializzata in tech finanziarie Stripe e il sito di e-commerce argentino Mercado Libre. Tutti dovrebbero investire attorno ai dieci milioni nella nuova valuta, un progetto dal nome in codice Project Libra. Di cosa si tratta? Tu dovresti saperlo!

Il Social nella Digital Transformation dove si colloca?

Nell’era della Digital Transformation, in cui tutti si chiedono come innovare la produzione di un bene/servizio e dove non è più il prodotto al centro ma il cliente, dove si posizionano i social? L’organizzazione aziendale cambia radicalmente, così come cambia anche il modo di immaginarla. Un’organizzazione deve diventare una community connessa, collaborativa e digitale: un processo complesso che impatta sulla cultura e sulle tecnologie aziendali, allo scopo di offrire una customer experience personalizzata e realmente efficace non solo ai clienti ma anche ai partner, ai fornitori, agli stessi collaboratori. Diffondere i valori di una azienda e dei suoi prodotti diventa strategico e passa per la costruzione delle relazioni tra tutti gli attori coinvolti nella loro produzione, considerando che il valore di un bene o servizio non è prodotto solo da chi lo crea ma anche da chi lo consuma. Lo sforzo diventa molto impegnativo perché c’è bisogno di modificare la cultura aziendale e di avere a disposizione – tanto per semplificare – risorse umane disposte al cambiamento e risorse digitali per poterlo innescare. Di buono c’è che le potenzialità della Digital Transformation sono davvero tante e comprendono il fatto che competenze, capacità e creatività possono essere alla portata di tutti ed autorigeneranti.

Le piattaforme di Social Collaboration assolvono proprio a questa funzione, mutuando in ottica professionale la bidirezionalità ed il confronto real-time che i social network hanno apportato nell’era 2.0 e salvaguardando al contempo il perimetro della Community Aziendale.

La Community Aziendale viene così a caratterizzarsi come un ecosistema di valori e progettualità in comune riservate alla forza vendita, al marketing, al settore contabile/amministrativo, ai reparti produttivi, ad eventuali sedi distaccate, informatori e clienti tutti. Al suo interno – ad esempio – trovano spazio:

  • Accesso alla comunicazione interna a tutti i ruoli aziendali e da tutti i device, senza il vincolo di localizzazione geografica
  • Possibilità di legare le community interne a precisi obiettivi di business
  • Comunicazione tempestiva e notifiche di aggiornamento
  • Creazione di processi documentali integrabili e rintracciabili in modo ottimizzato
  • Possibile integrazione con altri software gestionali dell’azienda
  • Flessibilità e apertura al confronto e alla creazione di best-practices bottom-up
  • Possibilità di collaborazione veloce e sicura sia con i clienti che con i business partner
  • Uso della tecnologia come supporto alla persona ed evoluzione dell’organizzazione verso modelli più coesi e strutturati

Quando il cambiamento è necessario per essere competitivi, inizia la vera trasformazione. Tutti pronti?

Ingaggiare Influencer: sì, ma cosa significa?

Woman showing an Instagram icon
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Nel panorama delle attività di social media marketing sono incluse anche le collaborazioni con gli influencer. Ma cosa significa lavorare con gli influencer e cosa c’è da aspettarsi?

Cominciamo dal’inizio: cosa sono gli influencer e perché dovremmo ingaggiare degli influencer se stiamo gestendo la comunicazione social di un brand?
Gli influencer sono persone come noi ma con un più o meno ampio seguito di pubblico, con la capacità di influenzare i comportamenti di acquisto dei consumatori in virtù del loro carisma e della loro autorevolezza rispetto a determinate tematiche o aree di interesse. Semplice, no? All’interno di una strategia social potremmo aver bisogno di parlare ad un numero elevato di persone che vada al di là di quelle che ci seguono già, legato a specifici settori che difficilmente con altre azioni così mirate riusciremmo ad intercettare. In soldoni: avere dalla nostra parte un personaggio autorevole in un certo campo e che sappia sintonizzarsi con il nostro target di riferimento, potrebbe farci acquisire un grande visibilità in pochissimo tempo.

I dati parlano chiaro: in Italia gli investimenti sono aumentati del 131% negli ultimi 2 anni, raggiungendo nel 2019 un valore complessivo di 241 milioni di euro. Si è svolto a Milano lʼevento “People are Media” del Gruppo Media, Comunicazione e Spettacolo di Assolombarda.

Operativamente, sono queste le attività da intraprendere per collaborare con gli influencer, una volta capito di averne l’esigenza strategica:

  • contattare i player di riferimento che gestiscono gli influencer per ottenere uno scouting adeguato in base al brief oppure cercare a manella i profili più adatti alle nostre esigenze e contattarli direttamente;
  • selezionare e condividere con i clienti e nominativi più adatti;
  • realizzare e condividere con il profilo selezionato un contratto dettagliato, realizzato con l’adeguato supporto di un legale;
  • monitorare l’attività dell’influencer ingaggiato;
  • realizzare un report sull’andamento dell’attività, grazie anche all’ottenimento dei dati forniti dallo stesso profilo che ha collaborato;
  • condividere vicendevolmente i feedback dell’attività per capire se tutto ha seguito i piani e le logiche predefinite o meno.

Ora: sei proprio sicuro di aver bisogno di un influencer?

“Evviva, domani sono in smart working!”

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Il telelavoro o smartworking è una modalità di lavoro a distanza in cui solitamente si utilizzano app e strumenti tecnologici per comunicare con il proprio datore di lavoro e/o colleghi ed eventualmente i clienti. Parliamo di una tipologia di lavoro flessibile, sempre in linea con obiettivi e timing definiti. Sono in molti a ritenere che questa sia la forma di lavoro del futuro, consentendo – se utilizzato in modo massivo – un notevole abbattimento del pendolarismo, dei costi di trasporto derivati e anche del traffico.

I lavori in ambito social e digital sono perfetti per questa modalità di lavoro, per la quale occorre solo una connessione internet e un PC o uno Smartphone o un Tablet, oltre alla predisposizione della tua azienda a rendere comunicazioni e reperimento di risorse decisamente fluidi. Questo per dirti che se decidi di lavorare in quest’ambito, potresti avere la possibilità di lavorare in modo flessibile ovunque tu voglia (sempre nei limiti di quanto concordato), sia da freelance, sia da lavoratore dipendente.

Se le nuove tecnologie rendono tutto molto più semplice, c’è da tenere a mente però che molto spesso solo l’esperienza e una certa dose di dimistichezza con tutti gli strumenti, rendono questa modalità davvero semplice da attuare. Inoltre per un team rodato, questa modalità rappresenta un valore aggiunto perché consente di staccare la spina e prendere in mano le eredini del proprio tempo dedicandosi al proprio lavoro senza troppo stress, ma per un team nuovo di zecca – dove l’integrazione gioca un ruolo fondamentale e dove i membri sono tutti o quasi tutti junior – questa modalità potrebbe risultare difficoltosa da attuare o addirittura controproducente.

Ad ogni modo, se tutto dovesse funzionare, i risultati dello smart working non si misurerebbero di certo in base alle ore lavorate ma sugli obiettivi raggiunti. Questo cambiamento – unito alla minore pressione sul lavoro, grazie al fatto di non avere a portata di mano il capo o, nei peggiori casi, il suo fiato sul collo, i colleghi più antipatici e tutte quelle piccole o grandi situazioni di stress da ufficio – porterebbe ad un sicuro aumento della produttività e ad un miglioramento del benessere lavorativo bilanciato con i propri tempi di vita. Un sogno, no?

Per approfondire, definizione e leggi sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

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Cosa significa lavorare nel Social?

Partiamo dall’inizio: il Social media marketing (SMM) è quell’insieme di strategie pensate su misura per le piattaforme social – Facebook, Twitter, Youtube, Instagram, Snapchat e tante altre – attraverso cui aziende e brand mirano a promuovere i propri prodotti o servizi, raggiungere nuovi clienti o coinvolgere di più e meglio i clienti attuali e, non ultimo, costruire e difendere la propria reputazione.

Il Social media marketing non coincide con il digital marketing ma è una sua parte. Chi decide di investire in marketing digitale elabora strategie più ampie che utilizzano tecnologie digitali per creare una comunicazione integrata, mirata e misurabile che aiuti ad acquisire e fidelizzare i clienti in target. Il social media marketing ha come campo d’azione esclusivo le piattaforme social, perfette per costruire relazioni forti e continuative tra un brand e i suoi clienti. Un brand, infatti, attraverso i social media, può ricevere feedback immediati sulla propria attività e sui propri prodotti, creando nell’utente un senso di appartenenza e stimolandolo ad avvicinarsi per poi invitarlo a compiere azioni precise come: condivisioni, interazioni, valutazioni e addirittura acquisti.

Il social media marketing non è solo social media advertising. Nel secondo caso si fa riferimento esclusivamente a strategie a pagamento: la maggior parte delle piattaforme social, infatti, ha sviluppato negli anni degli strumenti a pagamento che permettono a marketer di modulare il proprio investimento e impostare campagne finalizzate a raggiungere il proprio target, migliorare le conversioni, perseguire ulteriori obiettivi integrati con strategie digital e non.

Cosa fa chi lavora nel social media marketing?

Implementa e realizza la strategia social: stabilisce gli obiettivi di una strategia di social media marketing e le azioni per raggiungerli.

Realizza piani editoriali: crea contenuti da pubblicare sui canali social, definisce obiettivi di comunicazione, una timing di pubblicazione e tutti quegli elementi utili alla pubblicazione. A seguire, pubblica i contenuti sui canali e si occupa di moderare i commenti degli utenti.

Stabilisce – e in alcuni casi setta – le promozioni: tra tutti i contenuti identifica quelli più adatti all’amplificazione per raggiungere gli obiettivi della strategia e destina loro il budget appropriato.

Interagisce con gli utenti: rappresenta la voce del brand e risponde prontamente alle domande della community. Si occupa di reperire le informazioni corrette supportato dal brand e di utilizzare un tone of voice che identifichi al meglio il brand e i suoi valori.

Realizza la reportistica: analizza i risultati ottenuti dalle azioni di social media marketing per capire se gli obiettivi sono stati raggiunti e stabilisce come aggiustare il tiro.

E quindi… Vuoi entrare anche tu nel magico mondo del Social Media Marketing?

Per fare una scelta mirata, scopri di più sul settore grazie alla ricerca di Buffer “State of Social 2019”.

Colloqui e anomalie

“Scusi lei è bravissima a cercare contatti per i colloqui e mi sembra di capire che ne fa tantissimi. Ma poi?”

“Ottima osservazione. Adoro ottenere occasioni di collaborazione e riesco sempre a fissare primi colloqui ma in effetti non segue quasi mai un secondo colloquio. Non mi fraintenda, non sono mai rimasta senza lavoro ma in effetti questa è una anomalia. Ma se fa più attenzione capisce che rispecchia esattamente l’anomalia del mercato. Quante volte i clienti propongono brief carichi di speranza sul futuro e sulle nuove tecnologie che poi pian piano vengono risicati fino all’estrema essenza? Ecco, io vengo contattata nei momenti di speranza e risicata subito dopo.”

Bene, le faremo sapere.

Seniority o non seniority?

“Scusi ma perché nella sua azienda non si propone come Social Media Manager? Oggi non ci sono più problemi di seniority.”

“Ma io sono una social media specialist. Non avere la seniority significa non avere l’esperienza adeguata per affrontare casi complessi. Ci vuole il tempo tecnico per apprendere nozioni sui social media ed anche per capire ed associare al meglio i social media con il resto del web. Certo lei conosce e capisce le potenzialità del web 2.0 ma sa che siamo già nel 3.0? E il mobile? Non dimentichiamocelo. Ogni aspetto va studiato e analizzato al meglio, ha idea delle caratteristiche tecniche e delle peculiarità di ciascun mezzo? Non è serio buttarsi a capofitto rischiando la mancanza di professionalità. Ed io voglio diventare una professionista.”

Bene, le faremo sapere.

A risentirci per il 3 colloquio

“Salve, le comunico che il suo colloquio è andato bene, che stiamo ultimando il secondo giro di colloqui e che presto le faremo sapere se potrà sostenere la terza fase. Soddisfatta?”

“L’insieme delle emozioni che mi avvolgono, sommate, non danno minimamente soddisfazione.”