Retailer, mi vuoi o no? Down!

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A breve sarà il mio compleanno e iniziano ad arrivare in mail e per sms una serie di messaggi promozionali con degli sconti dedicati a me. Che felicità! Dico davvero, io adoro le pubblicità che colpiscono dritto al segno.

Per ora mi interessa uno sconto dedicato solo a me, cumulabile agli altri già in essere visto che è periodo di saldi, di un retailer italiano multi brand focalizzato su stile e qualità che mi propone di passare nel punto vendita per scoprire quali fossero i brand aderenti l’iniziativa.

Vado in negozio, tra l’altro io sono cliente da tempo e il punto vendita è proprio vicino casa mia, ma la cassiera infastidita dalla troppa affluenza serale e dal fatto che si trova da sola a gestire le vendite mi consiglia di andare al reparto profumeria.

Al reparto profumeria mi chiedono che brand mi interessa e io, che avevo già le idee chiare, nomino un brand ma chiedo anche la lista intera degli aderenti così da avere tutte le informazioni nel caso volessi valutare altre opzioni.

Mi dicono che il brand in questione non aderisce – io compro lo stesso l’articolo, lo volevo troppo – ma chiedo altre informazioni per usufruire del mio sconto. “Purtroppo – mi dicono – solo sapendo che brand le interessa possiamo dirle se aderisce o meno all’iniziativa”. Ma se voglio usufruire del mio sconto con certezza devo sapere quali sono i marchi in modo da andare a colpo sicuro, evitando quindi di perdere tempo e di farlo perdere alle cassiere. Non credete anche voi?

Decido di tentare in un altro punto vendita, sottolineando che in mail si parlava di una lista presente in store ma mi chiedono nuovamente il brand di interesse e infine torniamo allo stesso punto del precedente store. In questo caso non ho comprato nulla.

Ho ancora pochi giorni per approfittare del mio buono ma la buona notizia è che ne ho trovato un altro nella posta e questo mi consola e mi fa sorridere allo stesso tempo.

Secondo voi questi dipendenti perché non trattano con riguardo i clienti? Rappresentano i valori del brand al meglio? Fanno il paio con quella voglia di fidelizzare il cliente che traspare dalle mail? Secondo me no.

A voi è successo?

Ah, ho cercato le recensioni dei dipendenti online ed effettivamente non sembrano soddisfatti del modo in cui opera la loro azienda. E tutto si spiega.

L’azienda ti interessa? Controlla la sua reputation!

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Ti sei candidato ad un’offerta di lavoro e sei stato chiamato per un colloquio? Ottimo, direi! Ricorda però che in una contrattazione di lavoro, non è solamente l’azienda che opera una scelta, anche tu sei parte attiva e devi valutare al meglio se quell’ambiente di lavoro si sposa o meno con i tuoi valori. Come fare?

Inizia la ricerca online scrivendo su Google “nome dell’azienda” e verifica i risultati soprattutto sulla parte “notizie” perché è lì che riuscirai ad avere uno spaccato sugli ultimi accadimenti relativi al brand. Se il brand in questione realizza eventi, ad esempio, è qui che troverai articoli e notizie che ne parlano. Nella parte generica dei risultati, invece, solitamente si rintracciano i link al sito web, ai canali ufficiali o alle iniziative di brand come concorsi o simili.

Se invece nel campo di ricerca Google utilizzi “dipendenti” + “nome dell’azienda” troverai articoli su casistiche relative ai dipendenti come: licenziamenti, rimostranze, premi e tutte quelle attività che coinvolgono direttamente i dipendenti e su cui esistono articoli pubblicazioni social.

Se cerchi “colloquio” + “nome dell’azienda” scoprirai – anche nella parte dei risultati generici, non solo tra le notizie – cosa dicono su forum e community rispetto alle esperienze di colloquio realizzate. Alfemminile, ad esempio, ha una sezione lavoro in cui compaiono temi di questo tipo ma potresti rintracciare anche discussioni su YahooAnswers e tanti altri. In questo caso troverai consigli su come affrontare il colloquio e, se esistenti, anche opinioni – positive o negative che siano – su chi ha già realizzato il colloquio.

Ricorda, infatti, che un ambiente di lavoro non è solo il frutto dai valori che l’azienda condivide ma anche una sorta di “somma” delle persone che vi lavorano all’interno: se un manager o un selezionatore hanno atteggiamenti negativi, questo si ripercuoterà sui dipendenti o sui futuri dipendenti (ovvero chi sta realizzando il primo colloquio) che probabilmente tenderanno a comportarsi di conseguenza, innescando un meccanismo negativo, prima cellula per la creazione di un ambiente di lavoro che con molta probabilità non risulterà stimolante o semplicemente non adatto a te.

Sapevi che ci sono dei siti ad hoc che raccolgono le opinioni dei dipendenti delle aziende? Si parla del luogo di lavoro, di salario, dei colleghi e di tanti aspetti importanti che sarebbe meglio tenere in stretta considerazione. Uno di questi è Glassdoor (anche se funziona meglio con aziende e agenzie internazionali), nel 2015 è stata anche la volta di Beproved (il sito però non risulta raggiungibile). Quello che ti consiglio per ora è Indeed, alla sezione “Recensioni aziendali”: in questo momento è la migliore fonte di informazioni per rintracciare i feedback dei dipendenti sulle aziende italiane.

Ora controlla i canali ufficiali dell’azienda, come il sito web e i suoi canali social, e guarda bene come comunica, se risponde agli utenti attivamente e in che modo. Se, ad esempio, i clienti sono gestiti e non lasciati lì inevasi con le loro richieste, se ci utenti insoddisfatti che non trovano risposta, se invece il customer care è attivo, ben preparato e cortese nelle risposte. Ci sono dei canali che secondo te potrebbero essere utili ma non sono stati attivati? Ecco, appuntatelo per il tuo colloquio! Potrai fare tutte le domande più utili per capire meglio come lavorano e con quali obiettivi.

Ora hai tanti elementi in più per valutare e fare la tua scelta ed anche per intavolare un discorso bilaterale con il tuo selezionatore. Non resta che dirti “in bocca al lupo & finger crossed!”.

Colletta le tue fonti Social per essere sempre aggiornato

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Se vuoi lavorare con i social, una cosa – intuibile, certo – con cui bisogna per forza di cose far i conti, è che tutto cambia velocemente e che bisogna rincorrere gli aggiornamenti delle piattaforme informandosi costantemente, per annusare prima di tutti quell’aria di cambiamento che inevitabilmente si riverserà anche sulle tue attività. Purtroppo e per fortuna, la corsa al cambiamento è inevitabile in questo ambiente che ha come caratteristica fondamentale la continua evoluzione. Niente panico! Cerca le fonti più utili o semplicemente per te più interessanti, come ad esempio: Ninja Marketing, Social Media Today, Social Best – questi sono davvero solo alcuni siti nella miriade di possibilità che troverai – e procurati una semplice app per raccogliere i tuoi feed o per inserire l’elenco delle fonti da te selezionate, in modo da accedere tutte le mattine, o nei momenti per te più congeniali, per fare zapping tra una news e l’altra ed essere sempre sul pezzo (anche qui ne troverai parecchie tra cui Feedly o Flipboard, che io personalmente uso e con cui mi trovo molto bene). Ti chiederai perché è così importante essere aggiornati e la risposta è: “perché se riesci ad essere innovativo nel tuo lavoro quotidiano, e quindi se riesci a trovare uno spiraglio interessante su cui basare le tue scelte in modo diverso da chi sta facendo il tuo stesso lavoro, probabilmente riuscirai ad essere più visibile degli altri. Ti sembra poco?”

Ad esempio se in questo momento ti stai informando sulle ultime novità, saprai di certo che Facebook ha reclutato oltre una dozzina di partner di primo piano tra cui Visa, Mastercard, PayPal e Uber per la sua “nuova” avventura. Tra i “soci” globali e più svariati si contano anche il sito di prenotazioni viaggi Booking, la società specializzata in tech finanziarie Stripe e il sito di e-commerce argentino Mercado Libre. Tutti dovrebbero investire attorno ai dieci milioni nella nuova valuta, un progetto dal nome in codice Project Libra. Di cosa si tratta? Tu dovresti saperlo!

Professione Social, sì ma quale?

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Social Media Specialist

Si occupa di gestire operativamente la presenza dell’azienda sui vari canali social come Facebook, Twitter, Linkedin, Instagram, Pinterest, Youtube, Google plus e chi più ne ha, più ne metta. E quando l’azienda recepisce il valore dell’attività social, solitamente è integrato nel reparto marketing e comunicazione per avere sempre un quadro su tutte le attività che poi hanno un riscontro assicurato anche sui canali social dell’azienda; produce contenuti e li pubblica sui vari social network, interagisce con gli utenti che commentano questi contenuti, modera le discussioni rispondendo anche alle critiche e deve essere sempre pronto a rapportarsi con tutti quelli che vogliono o hanno bisogno di interagire con l’azienda. Solitamente per questa posizione si cercano persone con un’ottima padronanza dell’Italiano ed anche una buona padronanza dell’inglese – questo poi dipende dalla tipologia di cliente gestito – e alcune volte si richiede che questo profilo sia anche in grado di sviluppare la grafica utilizzata insieme ai testi nelle varie pubblicazioni social. Per questo motivo, dei rudimenti sull’utilizzo di software di grafica non guastano, anzi. Per brand di “piccola taglia” può capitare che sia richiesta solo una persona in grado di svolgere tutto il lavoro social, che quindi riesca autonomamente ed operativamente a far tutto ciò che serve per gestire la presenza social del brand.

Community Manager

Questa figura potrebbe essere considerata un sottoinsieme della prima, oppure potrebbe avere ulteriori implicazioni oltre a quelle strettamente legate ai canali social dell’azienda, anche qui dipende dall’azienda. In linea di massima si occupa di gestire le relazioni con le community sia sulle pagine social aziendali sia al di fuori di esse, ad esempio in altri luoghi online come i gruppi facebook o i gruppi linkedin, altre community online o blog, il tutto finalizzato ad intercettare tutti coloro che potrebbero essere interessanti all’azienda per condurli all’interno della community di brand. Anche questa figura rappresenta a pieno titolo la voce del brand, il suo tone of voice, i suoi valori ed è in grado di rispettare tutte le regole del benestare sul web, riuscendo sempre ad ottenere il migliore risultato possibile per una collaborazione fruttuosa con gli intercettati.

Reputation Manager

Si inquadra solitamente all’interno di una squadra volta all’analisi delle conversazioni online presenti sui social dell’azienda e non. Parliamo di analisi realizzate ad hoc rispetto a temi particolari legati al brand ma anche ad analisi costanti rispetto ai beni e servizi prodotti o forniti dal brand. Il tutto per capire cosa pensa il pubblico dei prodotti, dei servizi, delle promozioni, delle iniziative ma anche dei valori e di tutto quello che va a rappresentare in qualche modo il mondo del brand in toto. Anche qui potrebbe essere una sola persona che lavora in grado, con l’uso di vari software, di intercettare quello che le persone dicono online e di tradurlo in percezioni del brand/prodotto che poi vengono esposte in modalità qualitative e quantitative. In soldoni se ci sono dei temi critici probabilmente si avrà a che fare con un sentiment negativo che dovrà essere approfondito per capire se ci sono aspetti da sanare e in che modo. Bisogna sempre considerare che ogni conversazione sul brand – negativa o positiva che sia – può rappresentare anche una nuova opportunità per cambiare rotta ed attuare strategie migliorative. L’importante è saperla riconoscere.

Digital PR & Influencer Specialist

Figura vicina sia al reputation manager che al community manager, ha il compito di promuovere il brand online e di interagire con tutte le figure di rilievo del web: giornalisti, esperti di settore, blogger, community, social star, influencer online in grado di orientare positivamente la reputazione dell’azienda sul web. Si occupa di gestire relazioni online con interlocutori differenti che possono portare valore aggiunto alle attività del brand grazie alle loro community, ai valori o ai settori che rappresentano o ai progetti che identificano e portano avanti; molto spesso è integrato nelle funzioni di PR dell’azienda e agisce sia preventivamente stimolando la pubblicazione di contenuti, sia in ottica difensiva nei casi in cui individua delle situazioni fonti di possibili crisi.

Social Media Manager

E’ il coordinatore di tutte le figure viste finora. E’ responsabile della progettazione della presenza online di un brand sui diversi social network e in particolare dell’adattamento dello stile di comunicazione delle strategie dell’azienda ai diversi mezzi che si utilizzano. Comunicare con il pubblico di Facebook, Twitter, Linkedin – infatti – non è la stessa cosa e un bravo social media manager deve essere in grado di comprendere che modalità utilizzare sui diversi media sociali. In alcune situazioni, potrebbe ritrovarsi da solo a gestire il tutto ed evidentemente sono richieste tutte o quasi le competenze descritte per gli altri profili di cui sopra. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di una figura strategica in grado di relazionasi con altre figure chiave dell’azienda, per ottimizzare le attività social sempre in accordo con tutte quelle previste da un piano marketing. Qualora qualcosa andasse storto, sarebbe questa figura a pagare le conseguenze proprio perché da sola rappresenta il perno su cui ruotano tutte le attività social e la reputation di una azienda. In alcuni casi potrebbe esserci più di un Social Media Manager, ad esempio quando c’è una agenzia che fornisce un team/un social media manager e l’azienda ne ha uno al suo interno per gestire i fornitori. Parliamo ovviamente di grandi aziende molto strutturate, che solitamente investono molto in questo tipo di comunicazione. Molto spesso questa figura è considerata – proprio per via delle sue skills da coordinatore – un punto d’arrivo perché prima di diventare un Social Media Manager, sei già stato anche un Social Media Specialist, un Community Manager, un Digital PR & Influencer Manager… e chissà che altro!

Il Social nella Digital Transformation dove si colloca?

Nell’era della Digital Transformation, in cui tutti si chiedono come innovare la produzione di un bene/servizio e dove non è più il prodotto al centro ma il cliente, dove si posizionano i social? L’organizzazione aziendale cambia radicalmente, così come cambia anche il modo di immaginarla. Un’organizzazione deve diventare una community connessa, collaborativa e digitale: un processo complesso che impatta sulla cultura e sulle tecnologie aziendali, allo scopo di offrire una customer experience personalizzata e realmente efficace non solo ai clienti ma anche ai partner, ai fornitori, agli stessi collaboratori. Diffondere i valori di una azienda e dei suoi prodotti diventa strategico e passa per la costruzione delle relazioni tra tutti gli attori coinvolti nella loro produzione, considerando che il valore di un bene o servizio non è prodotto solo da chi lo crea ma anche da chi lo consuma. Lo sforzo diventa molto impegnativo perché c’è bisogno di modificare la cultura aziendale e di avere a disposizione – tanto per semplificare – risorse umane disposte al cambiamento e risorse digitali per poterlo innescare. Di buono c’è che le potenzialità della Digital Transformation sono davvero tante e comprendono il fatto che competenze, capacità e creatività possono essere alla portata di tutti ed autorigeneranti.

Le piattaforme di Social Collaboration assolvono proprio a questa funzione, mutuando in ottica professionale la bidirezionalità ed il confronto real-time che i social network hanno apportato nell’era 2.0 e salvaguardando al contempo il perimetro della Community Aziendale.

La Community Aziendale viene così a caratterizzarsi come un ecosistema di valori e progettualità in comune riservate alla forza vendita, al marketing, al settore contabile/amministrativo, ai reparti produttivi, ad eventuali sedi distaccate, informatori e clienti tutti. Al suo interno – ad esempio – trovano spazio:

  • Accesso alla comunicazione interna a tutti i ruoli aziendali e da tutti i device, senza il vincolo di localizzazione geografica
  • Possibilità di legare le community interne a precisi obiettivi di business
  • Comunicazione tempestiva e notifiche di aggiornamento
  • Creazione di processi documentali integrabili e rintracciabili in modo ottimizzato
  • Possibile integrazione con altri software gestionali dell’azienda
  • Flessibilità e apertura al confronto e alla creazione di best-practices bottom-up
  • Possibilità di collaborazione veloce e sicura sia con i clienti che con i business partner
  • Uso della tecnologia come supporto alla persona ed evoluzione dell’organizzazione verso modelli più coesi e strutturati

Quando il cambiamento è necessario per essere competitivi, inizia la vera trasformazione. Tutti pronti?

Personal Branding: change!

Vuoi cambiare lavoro? Si comincia così: la risorsa chiave sei TU! I tuoi interessi, le tue doti e capacità, la tua personalità e i mezzi che possiedi o gestisci sono le risorse che ti aiuteranno nel tuo personale processo di cambiamento. Nelle organizzazioni – ad esempio – le risorse chiave sono più estese e comprendono quelle finanziarie, fisiche, intellettuali e umane; un business model personale invece tiene inoltre conto di elementi come lo stress e il tempo, ma anche il senso di gratificazione e il riconoscimento altrui.

Scopri il tuo obiettivo, chiarisci che cosa vuoi fare per raggiungere la tua personale felicità. Dove vorresti arrivare? Cosa ti renderebbe davvero felice?

Cerca i partner ideali e strategici per farlo: specialisti di settore, consulenti, amici e conoscenti e, perché no, il partner. Chiunque abbia interesse ad ascoltarti potrebbe avere le migliori opportunità o anche solo degli spunti interessanti per aiutarti.

Agisci! Annota le azioni che pensi siano le migliori da intraprendere nel breve periodo and DO IT! In questo campo rientrano: il contatto con le tue attuali risorse umane e i tuoi capi, la ricerca di lavoro, la partecipazione ad eventi di settore, la formazione specifica.

Ricorda di avere un atteggiamento costruttivo e positivo e cerca di restare lucido in ogni fase. Questo significa comprendere che: ci saranno delle difficoltà da affrontare e che probabilmente non tutto andrà come vorresti. Ma tu devi continuare per la tua strada, se vuoi davvero scoprire cosa c’è alla fine.

Pronto? Go ON!

Ingaggiare Influencer: sì, ma cosa significa?

Woman showing an Instagram icon
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Nel panorama delle attività di social media marketing sono incluse anche le collaborazioni con gli influencer. Ma cosa significa lavorare con gli influencer e cosa c’è da aspettarsi?

Cominciamo dal’inizio: cosa sono gli influencer e perché dovremmo ingaggiare degli influencer se stiamo gestendo la comunicazione social di un brand?
Gli influencer sono persone come noi ma con un più o meno ampio seguito di pubblico, con la capacità di influenzare i comportamenti di acquisto dei consumatori in virtù del loro carisma e della loro autorevolezza rispetto a determinate tematiche o aree di interesse. Semplice, no? All’interno di una strategia social potremmo aver bisogno di parlare ad un numero elevato di persone che vada al di là di quelle che ci seguono già, legato a specifici settori che difficilmente con altre azioni così mirate riusciremmo ad intercettare. In soldoni: avere dalla nostra parte un personaggio autorevole in un certo campo e che sappia sintonizzarsi con il nostro target di riferimento, potrebbe farci acquisire un grande visibilità in pochissimo tempo.

I dati parlano chiaro: in Italia gli investimenti sono aumentati del 131% negli ultimi 2 anni, raggiungendo nel 2019 un valore complessivo di 241 milioni di euro. Si è svolto a Milano lʼevento “People are Media” del Gruppo Media, Comunicazione e Spettacolo di Assolombarda.

Operativamente, sono queste le attività da intraprendere per collaborare con gli influencer, una volta capito di averne l’esigenza strategica:

  • contattare i player di riferimento che gestiscono gli influencer per ottenere uno scouting adeguato in base al brief oppure cercare a manella i profili più adatti alle nostre esigenze e contattarli direttamente;
  • selezionare e condividere con i clienti e nominativi più adatti;
  • realizzare e condividere con il profilo selezionato un contratto dettagliato, realizzato con l’adeguato supporto di un legale;
  • monitorare l’attività dell’influencer ingaggiato;
  • realizzare un report sull’andamento dell’attività, grazie anche all’ottenimento dei dati forniti dallo stesso profilo che ha collaborato;
  • condividere vicendevolmente i feedback dell’attività per capire se tutto ha seguito i piani e le logiche predefinite o meno.

Ora: sei proprio sicuro di aver bisogno di un influencer?

“Evviva, domani sono in smart working!”

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Il telelavoro o smartworking è una modalità di lavoro a distanza in cui solitamente si utilizzano app e strumenti tecnologici per comunicare con il proprio datore di lavoro e/o colleghi ed eventualmente i clienti. Parliamo di una tipologia di lavoro flessibile, sempre in linea con obiettivi e timing definiti. Sono in molti a ritenere che questa sia la forma di lavoro del futuro, consentendo – se utilizzato in modo massivo – un notevole abbattimento del pendolarismo, dei costi di trasporto derivati e anche del traffico.

I lavori in ambito social e digital sono perfetti per questa modalità di lavoro, per la quale occorre solo una connessione internet e un PC o uno Smartphone o un Tablet, oltre alla predisposizione della tua azienda a rendere comunicazioni e reperimento di risorse decisamente fluidi. Questo per dirti che se decidi di lavorare in quest’ambito, potresti avere la possibilità di lavorare in modo flessibile ovunque tu voglia (sempre nei limiti di quanto concordato), sia da freelance, sia da lavoratore dipendente.

Se le nuove tecnologie rendono tutto molto più semplice, c’è da tenere a mente però che molto spesso solo l’esperienza e una certa dose di dimistichezza con tutti gli strumenti, rendono questa modalità davvero semplice da attuare. Inoltre per un team rodato, questa modalità rappresenta un valore aggiunto perché consente di staccare la spina e prendere in mano le eredini del proprio tempo dedicandosi al proprio lavoro senza troppo stress, ma per un team nuovo di zecca – dove l’integrazione gioca un ruolo fondamentale e dove i membri sono tutti o quasi tutti junior – questa modalità potrebbe risultare difficoltosa da attuare o addirittura controproducente.

Ad ogni modo, se tutto dovesse funzionare, i risultati dello smart working non si misurerebbero di certo in base alle ore lavorate ma sugli obiettivi raggiunti. Questo cambiamento – unito alla minore pressione sul lavoro, grazie al fatto di non avere a portata di mano il capo o, nei peggiori casi, il suo fiato sul collo, i colleghi più antipatici e tutte quelle piccole o grandi situazioni di stress da ufficio – porterebbe ad un sicuro aumento della produttività e ad un miglioramento del benessere lavorativo bilanciato con i propri tempi di vita. Un sogno, no?

Per approfondire, definizione e leggi sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Cercare lavoro nei social, con i social

I Social – non solo Linkedin – possono essere un valido strumento per farsi conoscere al meglio da selezionatori e professionisti delle risorse umane – ma anche da tante altre figure che si trovano alle prese con la ricerca di collaboratori – in modo complementare al classico invio del CV. A quanto pare, secondo una recente ricerca Adecco, sono 7 su 10 i selezionatori del personale che sfruttano i Social per cercare candidati o semplicemente per “verificare” se quella persona è adatta o meno. Ecco cosa c’è da sapere!

#Foto profilo

YES: dai un’immagine di te che sia coerente con la tua personalità, senza essere né eccessivamente formale, né troppo informale; coordina la tua immagine su tutti i canali social. Sorridi! NO: evita le immagini forti, che utilizzino ironia dissacrante, che risultino violente anche solo per alcuni, che siano troppo esposte sui temi sensibili, che rappresentino cose, animali o altro che non sei tu.

#Profilo social adeguato e interessante

YES: specialmente su Linkedin, cerca di essere esauriente e dettagliato, con tutte le informazioni riguardanti il tuo percorso formativo e lavorativo; se hai troppe esperienze da descrivere, seleziona solo quelle più in linea con le posizioni che cerchi. Cerca notizie interessanti da condividere sui tuoi profili per mostrare a tutti la tua passione per l’argomento. NO: evita informazioni complesse, frammentarie e troppo altisonanti. Evita di pubblicare articoli troppo banali o di “giudicare” in modo arrogante una attività particolare che stai descrivendo, ricordando che un giorno potresti essere stato tu a far parte di quel progetto finito male.

#Ricerca delle opportunità

YES: guardati intorno e cerca opportunità interessanti ovunque, controllando gli annunci anche sui canali social delle piattaforme di recruiting per verificare offerte in linea con i tuoi interessi, il tuo settore e il tuo luogo di residenza; se una azienda o agenzia ti piace particolarmente, vai pure con l’autocandidatura descrivendo le motivazioni del tuo interesse. NO: non candidarti se le posizioni non ti interessano davvero e non farlo se il tuo profilo è totalmente diverso da quello richiesto. Meglio non far perder tempo a nessuno.

#Connessione con le aziende adatte a te

YES: scegli aziende e persone che possiedono un profilo professionale interessante e coerente con la tua ricerca e connettiti con loro. Prova a renderti visibile scrivendo tu stesso articoli interessanti (citando sempre le fonti), segnalando notizie di settore, mostrando la tua parte propositiva, professionale, smart… la migliore che hai! NO: evita di essere uno stalker e quindi di utilizzare le connessioni solo per chiedere di essere preso in considerazione senza dare delle motivazioni valide.

#Partecipa attivamente ai gruppi di discussione

YES: su diversi canali (Facebook, Linkedin, Telegram) puoi rintracciare gruppi di discussione adatti alle tue ricerche. Partecipando attivamente potrai rimanere costantemente aggiornato e incrementare le tue conoscenze. NO: iscriverti senza partecipare ti aiuterà ad avere qualche informazione in più ma non ti darà modo di farti notare. Non restare in disparte, ma non intervenire per risultare off topic o inadeguato.

#Aggiorna il tuo profilo e fai sempre il check

YES: ricorda di aggiornare le tue informazioni, di condividere costantemente contenuti e di allargare la tua rete di contatti. Mostra le tue intenzioni di crescita professionale e renditi interessante. Controlla costantemente su Google, digitando il tuo nome e cognome, quali sono le informazioni visibili a tutti. Se rintracci informazioni che non vuoi mostrare, devi risalire alla fonte in cui sono state pubblicate e cercare di rimuoverle oppure provare ad inviare una segnalazione a Google. NO: non lasciare il tuo profilo risulti visibile e non aggiornato ed evita che le informazioni non adeguate siano esposte sui motori di ricerca, sistemando sempre al meglio le impostazioni sui siti che utilizzi.